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Giuseppe Passarino Longevità e DNA: in Calabria il segreto è nella dieta (e nel digiuno)

Giuseppe Passarino Longevità e DNA

Ammin Il genetista Giuseppe Passarino studia all’Università della Calabria come alimentazione e geni influenzinol’invecchiamento. In collaborazione con Valter Longo, sperimenta la dieta mima digiuno a Varapodio per rallentare il declino cellulare e imparare dalla tradizione alimentare calabrese

di Alessandro Luongo

Professor Passarino, che studi state seguendo in Calabria sul rapporto tra genetica e alimentazione?
“È da molti anni che il rapporto tra alimentazione e genetica sta rivelando aspetti di grande interesse. Da una parte, le differenze genetiche che ci caratterizzano mostrano che ciascuno di noi risponde diversamente ai diversi cibi. Ad esempio, ci sono individui che metabolizzano più o meno velocemente i nutrienti. Altri che rispondono più o meno bene alle proteine assunte. D’altra parte, il regime alimentare può modificare i nostri geni portando a esprimere o a silenziare determinanti geni. Ad esempio, il digiuno può portare a una serie di modifiche del nostro DNA, con un rallentamento del metabolismo, di conseguenza, a una diminuzione della risposta infiammatoria, e a un incremento della produzione di cellule staminali. Tutto ciò ha la conseguenza di rallentare l’invecchiamento e favorire la longevità. Questi argomenti costituiscono l’oggetto dei nostri studi”.

Professore, in che modo il Sud Italia, da sempre culla della dieta mediterranea, può diventare un laboratorio di avanguardia nel campo della ricerca scientifica sulla longevità?
“La dieta tradizionale del Sud Italia ha sempre attirato l’attenzione degli studiosi per la sua capacità di protezione rispetto alle malattie età correlate, quali quelle cardiovascolari e i tumori. Ciò era dovuto alle poche proteine animali, all’utilizzo di cereali e di farine integrali nonché all’utilizzo di olio di ulivo. Ovviamente, tale dieta era ‘forzata’ dalla povertà. Infatti, negli anni 80 del secolo scorso, con il benessere diffuso, è aumentato il consumo di proteine animali (soprattutto la carne rossa), il consumo di grassi diversi dall’olio di oliva, di farine e zuccheri raffinati. Ciò ha portato, negli anni, ad un aumento delle malattie cardiovascolari e dei tumori. Difatti, mentre negli anni ’80 in Calabria l’aspettativa di vita era maggiore che in Lombardia, nel tempo la cosa si è modificata e, dopo il 2001, quando le persone giovani negli anni ’80 sono invecchiate, si è capovolta. Quindi, per vivere meglio cerchiamo di studiare sia la dieta tradizionale ma anche di imparare dagli errori che la nostra popolazione ha fatto quando ha conosciuto il benessere”.

Leggo del progetto scientifico della Fondazione Valter Longo, uno dei massimi esperti mondiali in nutrizione e longevità, conosciuto per le sue ricerche sulla dieta mima digiuno. In che modo lei collabora con lui?
“Ho incontrato Valter Longo molti anni fa a New York, a un congresso sull’invecchiamento. Essendo lui un biochimico che studiava il rapporto tra nutrizione e longevità e io un genetista che cercava di capire quali geni sono coinvolti nell’invecchiamento, abbiamo confrontato i nostri risultati ed abbiamo visto che i geni più importanti per la longevità sono quelli coinvolti nel metabolismo di zuccheri e di proteine. In altri termini da prospettive diverse, stavamo arrivando alle stesse conclusioni. Da allora abbiamo cominciato a collaborare e, alcuni anni fa, sono entrato nel Comitato Scientifico della Fondazione Valter Longo. Adesso stiamo lavorando assieme sugli effetti della dieta mima digiuno sulla espressione genetica e sulla longevità. Come accennavo prima, il digiuno (se non porta alla denutrizione) può modificare l’espressione dei geni rallentando in maniera molto significativa l’invecchiamento ed il declino fisiologico e cognitivo ad esso correlato. Tuttavia, nell’uomo, il digiuno può avere effetti molto gravi sull’umore ma anche sulla presenza della giusta quantità di micronutrienti. Alcuni anni fa Valter Longo ha quindi sperimentato la dieta mimadigiuno che, per cinque giorni, prevede il consumo di circa 600/700 calorie senza proteine animali, pochissimi grassi e senza carboidrati semplici. Questo permette di mimare il digiuno ed ottenere che il corpo si rimoduli con i suoi benefici senza i pericoli ad esso connessi. Questo progetto viene condotto a Varapodio (piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, ndr), grazie ad una convenzione con il Comune”.

Quali sono i piatti o i cibi tipici calabresi più salutari?
“Innanzitutto, l’olio extravergine di oliva. Poi, i legumi, la pasta ed il pane con farine integrali. Bisogna però ricordare che è fondamentale non mangiare in maniera continua. In un certo senso, l’ingrediente più importante della dieta tradizionale calabrese è la parsimonia”.

Come si può tornare a sane e vecchie abitudini prendendo a modello la popolazione tradizionale calabrese?
“Tornare indietro non è possibile. Tuttavia, con le conoscenze che oggi abbiamo non possiamo non migliorare il nostro stile di vita e la nostra dieta. Vorrei evidenziare che nei paesi occidentali c’è una relazione inversa tra cibo e livello di ricchezza. In altri termini, i poveri mangiano di più, probabilmente cibi peggiori e di conseguenza tra gli strati più poveri aumenta l’obesità, il diabete ed altre malattie. Gli strati più ricchi della popolazione mangiano di meno e meglio, grazie alle informazioni e alla conoscenza che essi hanno e che li porta ad adottare stili di vita salutari come la dieta tradizionale calabrese, la dieta mima digiuno ed altre”.

Quali prodotti tipici della cucina calabrese consiglierebbe in definitiva come particolarmente salutari?
“Sicuramente una pasta con i legumi. Ma, a parte questo, consiglierei di ispirarsi al modo di vita tradizionale calabrese di attenzione alla natura e ai cicli stagionali. Il cibo non deve diventare un antidepressivo da consumare in maniera compulsiva”.

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