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Ciclovia dei Parchi della Calabria

Ciclovia dei Parchi della Calabria

Tradizioni gastronomiche e luoghi rappresentativi

Lungo la direttrice ciclabile le tradizioni gastronomiche dell’area interna calabrese offrono al viaggiatore una ricca varietà di prodotti, frutto di un insieme di culture regionali. Trattorie tipiche, ristoranti e agriturismi propongono pasta fatta a mano, pane di grani antichi, carni, formaggi, sottaceti e salse attraverso cui si esprime il vero carattere di questa terra antica. Anche le realtà vitivinicole, grazie alle condizioni climatiche, propongono eccellenti produzioni che affondano le radici nell’antichità: i Greci, a partire al 750 a.C. colonizzarono buona parte del territorio calabrese che denominarono Enotria,
o Terra del Vino.

di Giacinto Le Pera

Il Parco Nazionale del Pollino
Ricco di prodotti agroalimentari tradizionali quali il formaggio ovicaprino Paddaccio, morbido e cremoso, che si prepara con latte da animali allevati al pascolo, coagulato con caglio di capretto o di agnello. E c’è la Felciata, formaggio tipico di Morano Calabro che ha origini antichissime e profondamente legato alla tradizione pastorizia del territorio: il suo nome deriva dalle felci, utilizzate nel processo di produzione per filtrare il latte, donando così al prodotto i profumi dei boschi del Pollino. Altra specialità tipica sono le lenticchie di Mormanno, di seme piccolo e di origine mediorientale e asiatica – Presidio Slow Food – vengono utilizzate per ricette semplici come la zuppa con peperoncino. Tanti i salumi e gli insaccati di suino: salsiccia, soppressata, capocollo, prosciutto. Altra specialità del Pollino sono i peperoni rossi, detti “cruschi”, essiccati e fritti. E poi il pane, famoso quello di Cerchiara per la sua lievitazione naturale e cotto rigorosamente nel forno a legna. Ottimi i vini, prodotti da vitigni autoctoni come il Magliocco.

Da visitare
La grotta del Romito è un sito archeologico risalente al Paleolitico superiore contenente una delle più antiche testimonianze dell’arte preistorica in Italia, situata in località Nuppolara nel comune di Papasidero. All’interno del sito è presente uno strato risalente all’età Neolitica nel quale si ritrovano grosse quantità di ossidiana. Tale ritrovamento è all’origine dell’ipotesi secondo la quale la grotta fosse anticamente una base intermedia per il commercio dell’ossidiana tra Tirreno e Ionio. L’importanza del sito di Papasidero a livello europeo è legata all’abbondanza di reperti paleolitici, che coprono un arco temporale compreso tra 23.000 e 10.000 anni fa, e hanno consentito la ricostruzione delle abitudini alimentari, della vita sociale e dell’ambiente dell’Homo sapiens. All’esterno si trovano alcune incisioni rupestri, tra le quali la più importante è un graffito raffigurante due bovidi (Bos primigenius). Il ritrovamento del graffito è avvenuto nel 1961, è stato datato dagli esperti come appartenente al Paleolitico superiore. Una riproduzione dell’originale si conserva al Museo Nazionale di Reggio Calabria

Parco Nazionale della Sila
L’t gode di abbondanza di acqua e di un’aria tra le più pure d’Europa. Tra i suoi boschi si sono insediate molte aziende agricole circondate da grandi spazi incontaminati, dove pascolano mandrie di mucche da cui si ricavano formaggi di qualità come il Caciocavallo. Importante anche in questa area la produzione di insaccati di suino DOP. La regina è la Patata della Sila IGP, prodotto agricolo di eccellenza calabrese coltivato a oltre 1.200 metri di altitudine, caratterizzato da un sapore delicato e leggermente dolce, ideale per molteplici preparazioni, in particolare fritte, arrosto, al vapore e per la preparazione di gnocchi. Il dolce tipico è la cosiddetta “Pitta ‘Mpigliata”, originario di San Giovanni in Fiore (Cs), fatto di una pasta croccante al miele e farcito con uva passa, noci, fichi e cannella.

Da visitare
La Riserva Naturale di Fallistro, istituita nel 1987 nel cuore dell’Altopiano della Sila, è tra le aree protette più piccole della Calabria. Essa copre una superficie di appena 5 ettari di foresta secolare di pino laricio, i cui esemplari più grandi, denominati i Giganti della Sila, hanno un diametro di base di circa 2 metri e una età di 350-380 anni. La Riserva Naturale Biogenetica di Fallistro sorge a 1.420 metri di altitudine in località Croce di Magara, piccolo villaggio turistico edificato negli anni 80, pochi chilometri più a sud della ben rinomata Camigliatello Silano. La specie floristica dominante è il pino laricio che nel bosco del Fallistro va a costituire una fustaia disetanea che va dai 380 anni di età dei cosiddetti Giganti della Sila, ai 120 anni della pineta matura, fino ai 10-15 anni della rinnovazione naturale. I Giganti della Sila, che danno il nome all’area protetta, sono appunto costituiti da 53 eccezionali piante di pino laricio. Il pino di maggiori dimensioni ha un diametro di 192 cm, 43 metri di altezza e un volume di 64 m3. La Riserva Naturale Biogenetica di Fallistro è ciò che oggi resta dell’antica Selva Bruzia, nome col quale gli antichi romani chiamavano la Sila, grande polmone verde d’Italia.

Nel Parco Regionale delle Serre
Qui la cucina tipica, come quella dell’intera Calabria, è assai robusta.Dalla carne di maiale si ricavano insaccati come le soppressate o i capicolli, indispensabili in ogni antipasto. Altre prelibatezze completano il piatto d’inizio: i carciofini spinosi sott’olio, le saporite olive in salamoia, i profumatissimi pomodori secchi insaporiti con aromi vegetali. Tra le paste, la più richiesta è quella “fatta in casa”, filata ancora secondo l’uso antico, con il “ferro”, e condita a gradimento con sughi dai sapori forti come il ragù alla carne di capra. La cucina dei piatti tipici trova i suoi ingredienti principali nei frutti del bosco come specie fungine che puntualmente si raccolgono nel bosco di faggio e castagno che circonda il territorio. Si va dai gustosi primi piatti come “la pasta alla serrese” ai secondi con prelibate porzioni di carne di agnello o di maiale accompagnata da varietà di funghi fritti o sott’olio, per poi continuare con dolci tipici come “gli ‘nzulli” preparati con un impasto di acqua e farina amalgamate a mandorle tostate.

Da visitare
La Certosa di Serra San Bruno, primo monastero certosino d’Italia, sorge a ridosso di un grande bosco di abeti, dove S. Bruno da Colonia fondò il suo primo eremo. Si tratta di un vasto complesso fondato tra il 1090 e il 1101 da Brunone di Colonia, fondatore dell’Ordine Certosino e della Grande Chartreuse vicino a Grenoble, il quale – scandalizzato dalla corruzione del clero – si era ritirato nella solitudine dei boschi calabresi. Oggi nella Certosa vivono pochi frati, che è possibile ammirare ogni lunedì durante la loro passeggiata nei boschi. La Certosa fu distrutta quasi completamente dal terremoto del 1783, per poi essere riedificata in stile neogotico tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Le celle per gli eremiti vennero costruite attorno a una sorgente, con le sembianze delle capanne di pastori e boscaioli. La chiesa fu l’unico edificio costruito in pietra, condizione indispensabile per la sua consacrazione, che avvenne il 2 settembre 1085. Oggi, nel luogo dove si suppone fossero ubicate un tempo le celle dei primi certosini, sorge una cappella detta “Cappella di San Bruno” e un’altra dedicata alla Madonna, chiamata “Madonna di Casalibus”. Dell’originario complesso rimangono i resti della cinquecentesca cinta muraria a pianta quadrilatera con torrioni cilindrici angolari, la parte inferiore della facciata di ordine dorico, parte del chiostro rettangolare seicentesco, con al centro una fontana, la facciata rinascimentale della chiesa e il vecchio cimitero dei Certosini. Inoltre, si conservano al suo interno alcune pregevoli opere d’arte del Sei-Settecento: nel baldacchino sopra l’altare maggiore della chiesa si trova un busto reliquario in argento di San Bruno, opera del 1520 e una tela raffigurante San Francesco di Paola. A poche centinaia di metri dalla certosa si colloca la chiesa dove San Bruno si spense nel 1101. Alla base di una larga scalinata, si trova la grotta dove il fondatore dell’ordine dei Certosini si ritirava per pregare e dormire e il laghetto, con al centro la statua del santo in preghiera. La tradizione vuole che qui vennero ritrovate le spoglie del frate e che, quando furono portate alla luce per essere trasportate, sgorgò la sorgente che alimenta il laghetto.

Parco Nazionale dell’Aspromonte
I prodotti alimentari dell’Aspromonte sono di tipica tradizione pastorale e contadina: il friabile pane di grano cotto nel forno a legna; il capocollo, salume ricavato dalla spalla o dal lombo del suino; i fagioli “pappaluni”. Tra i formaggi, ottimi i caprini e la ricotta affumicata che vengono ricavati dalle varietà di pascoli di cui l’Aspromonte è ricco. Qui si produce anche Caciocavallo di Ciminnà, Presidio Slow Food. Tra le eccellenze ci sono gli insaccati e la ’nduja di suino nero d’Aspromonte ed il Capicollo grecanico, Presidio Slow Food. Nella cucina aspromontana ci sono anche i fagioli “pappaluni”, coltivati in zone specifiche tra i 700 e i 1300 metri, dove microclima, acqua e terreno sono ideali. Prodotto specifico della zona è il bergamotto, un agrume singolare perché mai impiantato o duplicato altrove: agronomi e agricoltori hanno tentato di riprodurlo in Sicilia, in Spagna, in Costa d’Avorio, in California e persino nelle Isole Comore, ma inutilmente. Si coltivano tre varietà: Femminello, a rami esili e frutti lisci, Castagnaro, più vigoroso, con frutti meno sferici, un po’ rugosi, e Fantastico (circa il 75% della produzione riguarda questa varietà).

Da visitare
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, custodisce una delle collezioni archeologiche più importanti d’Italia relativa alla Magna Grecia. Dal neolitico sono giunti fino a noi meravigliosi oggetti di vita quotidiana, dalle asce alle lame in selce e ossidiana usate durante le attività domestiche e agricole, fino alle prime ceramiche a decorazione impressa e dipinta. Armi in bronzo e ferro dai ricchi corredi maschili delle necropoli indigene calabresi, preziosi gioielli femminili in metallo ambra e pasta vitrea, ceramiche decorate e oggetti unici come il prezioso idoletto in avorio proveniente da Punta Zambrone, arricchiscono il percorso espositivo del livello A, documentando la ricchezza raggiunta dalle popolazioni indigene della Calabria durante l’età dei metalli.
Al livello B traviamo reperti provenienti dai santuari delle città della Magna Grecia, dai preziosi vasi miniaturistici importati da Corinto e rinvenuti nel santuario di Timpone della Motta (Francavilla Marittima – CS), dedicato alla dea Atena, al gruppo scultoreo dei Dioscuri proveniente dall’area sacra di Marasà (Locri – RC) alle ricostruzioni delle coperture dei templi di Casa Marafioti (Locri – RC) e della Passoliera (Caulonia – RC), fino alle migliaia di offerte rinvenute nei depositi votivi di Locri, Hipponion e Medma. Tra questi spiccano i famosi pinakes, piccoli quadretti votivi in terracotta, realizzati in serie per mezzo di matrici e dipinti con colori vivaci (a volte ancora visibili), animati da scene a rilievo connesse al mito di Persefone. Tra i reperti più affascinanti vi è la magnifica scultura realizzata in marmo pario, proveniente dal santuario di Apollo Aleo a Punta Alice (Cirò Marina – KR). Il livello C ospita reperti provenienti dal teatro e dal quartiere artigianale di Locri, dalle necropoli di Gioia Tauro, Locri, Laos e Varapodio.
Dall’antica città lucana di Laos (Marcellina – CS) proviene il ricchissimo corredo maschile databile al IV secolo a.C., con i suoi pregiati vasi da simposio e l’armatura in bronzo. Dalla cosiddetta “Casa del mosaico” (II-I secolo a.C.), rinvenuta sul sito dell’antica Taureana (Palmi – RC), proviene il bellissimo mosaico con scena di caccia all’orso, realizzato in piccole tessere policrome (opus vermiculatum) e posto al centro di una grande sala da banchetto in cui era presente anche un letto in bronzo (kline). Il livello D è interamente dedicato alla citta di Reggio, dalle origini fino all’età romana. Infine gli splendidi Bronzi di Riace, le magnifiche statue risalenti al V sec. a.C. rinvenute nell’agosto del 1972 nei pressi di Riace Marina.

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